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"E, quindi, ancora grovigli e subbugli si rincorrono in queste tele cariche di colori, ma anche attraversate da sciabolate di luce all'interno di un cocktail emotivo che non ha mai fine, perché sorretto da un'inesauribile ricerca di novità che soddisfi il suo animo inquieto ma, allo stesso tempo, sognatore." (Franco Riccomini, critico d'arte)

"Per Gustavo Maestre l'arte è un percorso iniziatico alla ricerca dell'essenza più profonda dell'Io, tra pittura, scultura, poesia, musica, performance, in un amalgama simbiotico di paure, speranze e ricordi tra il Venezuela e l'Europa." (Ilaria Magni, critica d'arte)

"Il quadro non è un totem ma un altare. L'essere umano, moderno o primitivo, è ancora dentro una gabbia nella quale si dibatte con le proprie paure, i propri problemi ancestrali, il suo amore e il suo odio, le incertezze e le incognite di un destino che lo sovrasta." (Attilio Maltinti, critico d'arte)

"C'è ansia di scoprire qualcosa che per troppo tempo è stato celato perché inaccettabile, qualcosa di pericoloso perché fuori dagli schemi, dai luoghi comuni e dai sentieri battuti. Le tele arrivano dirette a quella parte di noi dove tutto è possibile." (Angela Rosi, critica d'arte)

"Fra croci, parole di denuncia, cuori trafitti, solitudine, disperazione, uomini e donne che se ne vanno in un anonimato effimero, angeli caduti, simboli che rimandano ad ancestrali e mitologici eventi vi è nel colore di Maestre la consapevolezza che attraverso l'Arte, la Rivoluzione e il Cambiamento possono essere ancora possibili." (Laura Monaldi, critica d'arte)

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